ADINA – Racconto di solidarietà – Di Gianna Binda –

Gianna Binda. Comasca, Farmacista, già docente di Tecniche di laboratorio. Scrittrice prolifica e poetessa, pluripremiata pittrice dallo stile eclettico, idealista di cultura laica e liberale con vocazione ecologica e salutista si è impegnata proficuamente nel sociale battendosi contro gli sprechi di denaro pubblico negli anni 2006/2013 e meritandosi la stima dei conterranei per la sua onestà intellettuale. Su www.bandolo.it, presto, una recensione del suo ultimo successo editoriale.

Pubblico quì: ( a richiesta dell’Amica Gianna Binda) nella parte dedicata a coloro che vogliono arricchire questo mio blog con le proprie opere un racconto Dal Titolo ADINA  -Racconto di Solidarietà – http://www.bandolo.it/?m=20160912 Tratto da ” IL BANDOLO” Periodico di cultura fondato a Palermo nel 1901

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ADINA
racconto di solidarietà    di Gianna Binda*©

formenteraAdina, un nome che richiamava l’omonima protagonista dell’opera donizettiana “l’elisir d’amore”, affittava lettini ed ombrelloni lungo la spiaggia vicino alle saline dell’isola di Formentera. poseidoniaLa spiaggia – “La Savina” – era una delle più belle dell’isola, dalla forma caratteristica di leggiadra farfalla dove l’acqua era particolarmente pulita grazie alla  Poseidonia, pianta dalle nastriforme foglie, che ovunque si trovi rappresenta un vero polmone acquatico che favorisce l’ossigenazione dell’acqua.

la-savina-formenteraQuella spiaggia richiamava ogni anno numerosissimi bagnanti da ogni parte del mondo attirati dalle acque turchesi e limpidissime e dalla sabbia dorata che assumeva a volte colorazioni rosate con giochi di luce straordinari. Le numerose accoglienti attrezzature turistiche abbinate agli eccellenti servizi favorivano il flusso di turisti che amavano il divertimento abbinato alle deliziose offerte della natura.

formentera3Adina, di origine rumena, aveva un difetto alle anche, già dalla nascita, peggiorato  da interventi chirurgici disastrosi: aveva sopportato ben tredici interventi con la speranza di ottenere un miglioramento ed ora era sfiduciata ma non aveva perso il suo entusiasmo per la vita. L’ultimo intervento, anch’esso devastante, era stato eseguito in Spagna  e le aveva procurato un accorciamento della gamba costringendola ad una vita legata all’uso della stampella.

ombrelloniE così si muoveva tra gli ombrelloni e i lettini della spiaggia per riscuotere il pagamento dei corrispondenti noleggi. Tra i bagnanti che frequentavano “La Savina” vi era un gruppo di amici italiani tra cui Claudio, un valente medico ortopedico.

<<Como estas?>> La musicalità della lingua spagnola unita alla calma voce di lei conferivano un ritmo gradevole alle sue parole.

E Claudio nel guardarla rimase colpito da quella giovane ragazza dai biondi e lisci capelli che lo osservava con i suoi occhi azzurri come il cielo e, professionalmente si ripromise di indagare sui motivi che l’avevano costretta a vivere in un continuo dondolio supportato a malapena dall’uso delle stampelle.

<<Bien, …y usted?>> cominciarono così a conversare come vecchi amici.

La spontaneità della ragazza aveva conquistato tutti i componenti del gruppo che si erano interessati del suo stato. Le giornate in spiaggia favorivano i contatti sociali e così, giorno dopo giorno, fra di loro si cementava una belle amicizia consolidata dal calore  che si respirava sull’isola e dall’energia che il caldo sole sembrava voler trasmettere loro.

Molti componenti del gruppo avevano prestato servizio nelle strutture ospedaliere comasche e cominciava a farsi strada l’idea che Adina meritasse un’occasione per riprendersi in mano la sua giovane vita da vivere nello splendore dell’età, senza doversi rapportare con quella claudicante realtà.

Simona lavorava presso l’ufficio amministrativo di una rinomata clinica e cominciò a proporre alla giovane l’ipotesi di un nuovo intervento alle anche, questa volta risolutivo e restituivo dell’uso corretto delle gambe. Il gruppo ne aveva parlato dopo aver visionato la documentazione sanitaria completa che la giovane aveva fornito.

<<Certamente l’intervento eseguito in Spagna ha complicato la situazione. Dall’immagine radiografica risulta evidente che il chirurgo  è intervenuto accorciando la gamba destra, una volta accortosi dell’inserimento scorretto nell’anca>> Di fatto, Adina, dopo questa risoluzione, era rimasta claudicante con una arto più corto dell’altro. Si era verificato insomma una dei casi in cui il rimedio si era mostrato peggiore del male.

<<Si potrebbe operare Adina in Italia. Conosco un mio amico, chirurgo abilissimo, specializzato in questo tipo di operazioni che potrebbe eseguire l’intervento presso l’ospedale milanese dove spesso collabora>>. Claudio, Simona e gli altri avevano cominciato a sensibilizzare anche il personale infermieristico che era con loro in vacanza e insieme stabilirono che si doveva attuare un piano che consentisse ad Adina un ricovero in regime di assistenza sanitaria in accordo con la Romania, il suo paese d’origine.

<<Il punto più difficile rimane quello di  convincere il governo rumeno a concedermi il nulla osta per un intervento chirurgico all’estero. Il mio paese ritiene di possedere strutture e personale adeguato per simili interventi>> Così si esprimeva Adina che oltre a essere disincantata  sembrava restia a voler tornare sotto i ferri. Ormai aveva perso ogni speranza e cercava di vivere il più serenamente possibile  nonostante il grave disagio da sopportare ogni giorno.

Ma il destino aveva un piano completamente diverso e si era servito della determinazione di quegli amici comaschi per permettere il meritato miracolo. La vita, del resto è già di per sé un prodigio. A volte le situazioni più assurde sembrano dipanarsi e, come  tasselli di un grande puzzle, fatalmente tutto ritrova la sua esatta collocazione.  Il vento giusto e favorevole sembrava soffiare nella corretta direzione.

Si convenne di aspettare la fine dell’estate, quando la ragazza sarebbe tornata la suo paese natio e, tutti loro insieme, avrebbero provveduto sia alla copertura assicurativa che alla definizione dell’intervento. In Romania non era certo facile ottenere un simile permesso ma Adina aveva chiesto aiuto ad un parente medico che l’aveva indirizzata correttamente agli uffici competenti ed aveva, forse, speso una parola in suo favore.

Il chirurgo Italiano che l’avrebbe operata si era pronunciato subito col dire che presso la clinica privata “H…”;  l’operazione sarebbe costata parecchio per cui fu ritenuta opportuna e necessaria la partecipazione del servizio sanitario rumeno.

Ancora una volta il destino si era mostrato benigno e la sanità rumena aveva concesso il nulla osta con la scusante che nel paese non poteva essere eseguito  un intevento del genere così complesso ed articolato: si dovevano operare entrambe le anche, prelevare un pezzo d’osso dal femore destro ed operare infine l’allungamento di quella parte che in Spagna avevano accorciato, effettuare infine la fisioterapia mirata alla riabilitazione completa.

aquiloneAdina avrebbe potuto correre incontro alla vita che l’aveva privata dalla possibilità di inseguire una variopinta farfalla o di far volare un aquilone. Già, il piacere di far volare un aquilone che si libera in volo e sale verso il cielo infinito così come i nostri sogni che sembrano preghiere rivolte ad un universo amico, nella speranza che possa arrivare il giorno in cui la Giustizia riesca a sconfiggere le tante assurdità della vita.

Adina aveva recuperato fiducia; gli amici italiani erano stati meravigliosi, avevano organizzato tutto sin nei minimi particolari; avevano trovato perfino una struttura vicino all’Ospedale riabilitativo di Mariano Comense dove sua sorella Claudia avrebbe potuto alloggiare, restandole vicino e confortandola. Claudia era una sorella splendida: al contrario della biondissima Adina, aveva dei lunghi e ricci capelli corvini, con grandi occhi espressivi di un intenso color blu. Lavorava da tempo in Inghilterra e si era resa disponibile a seguire in Italia la sorella adorata così provata dalla vita.

Claudio e Simona erano riusciti a sensibilizzare il personale infermieristico dell’ospedale cittadino e in molti sie erano dati da fare per aiutare la ragazza.

Adina si sottopose a due interventi chirurgici dolorosissimi alle anche a distanza di una settimana. Difficilmente questo tipo di intervento veniva eseguito ad entrambe le anche in così breve lasso di tempo ma l’abilità del chirurgo, abbinata all’urgenza di un rintro veloce in Romania aveva costretto l’equipe medica ad una simile risoluzione.

Ora, nel piccolo letto d’ospedale il suo fragile ed esile corpo sembrava scomparire tra le candide lenzuola. Il suo viso sottile era pallido e sofferente. Quel pomeriggio sarebbe arrivato Claudio a controllare le radiografi e avrebbe parlato coi medici della struttura circa la riabilitazione.

Adina faticava non poco a camminare e temeva che tutto il suo sforzo fosse stato una volta di più, inutile. Il sorriso radioso di Claudio le fece tornare il sorriso.

<<Ho parlato ora con la dottoressa e mi ha confermato che tutto sta procedendo al meglio. L’intervento è riuscito e tu potrai tornare a camminare normalmente.>>

-<<Grazie!>> e  abbracciò il suo salvatore con affetto. Ora sarebbe ritornata in Romania dove l’attendevano il padre ed i fratelli.

Anche il viaggio di rientro era stato organizzato minuziosamente. Ma prima,  tantissimi amici avevano deciso di festeggiare la buona riuscita dell’intervento con una cena in un noto ristorante di Saronno. Adina e la sorella erano felici e quella sera tutti avevano circondato le ragazze  di calorosa attenzione.  Poi, la partenza.

romania2E già dopo qualche giorno, dalla Romania giungevano notizie meravigliose di Adina che continuava a recuperare, divenendo sempre più autonoma nel camminare: via, finalmente, le stampelle che l’avevano accompagnata e condizionata per gran parte della sua vita! Ora correva incontro al futuro con maggiore serenità e nella consapevolezza che al mondo gli affetti sinceri potevano trovarsi anche al di fuori della propria famiglia.

La sua era stata un’esperienza estremamente significativa. Gli angeli potevano nascondersi in ogni persona. Il mondo non era tutto da rifare.

 

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